La storia di Ronaldo

A 29 anni, oltre a essere ambasciatore delle Nazioni Unite, il fuoriclasse del Milan Ronaldo Luis Nazario de Lima è una delle personalità più importanti del mondo. Il suo talento, il suo coraggio e il suo carisma ne hanno fatto uno dei volti più conosciuti del pianeta. Idolo e trascinatore della Seleçao da 13 anni, il successo di Ronaldo è dovuto alla sua capacità di lottare e superare le avversità.
L’asso è nato a Rio de Janeiro, il 22 settembre del 1976, nel sobborgo di Bento Ribeiro. Terzogenito di una famiglia di umili origini, “Dadado”, il soprannome che ha portato per tutta l’infanzia, ci ha messo molto poco a mostrare le qualità che ne avrebbero fatto, nel 1996 e a soli vent’anni, il miglior giocatore del mondo, titolo che la FIFA gli avrebbe conferito altre due volte: nel 1997 e nel 2002.
L’attaccante ha tirato i primi calci nel Valqueira e nel Social Ramos, due squadre di calcetto della sterminata periferia di Rio. Quindi passò al modesto Sao Cristovao, da dove, a soli sedici anni, lo prelevò il Cruzeiro di Belo Horizonte, uno dei club più prestigiosi del Brasile. Il bambino prodigio debuttò molto presto tra i professionisti e tutti capirono che avrebbe fatto molta strada. Ad appena sedici anni, segnò 12 gol nelle 14 partite del Campionato Brasiliano in cui venne schierato. L’anno dopo marcò 23 gol nel Campionato Mineiro, bottino che aiutò il Cruzeiro a vincere lo scudetto statale e che gli fece vincere la classifica dei cannonieri. Parreira lo convocò per i Mondiali degli Stati Uniti: come Pelé, vinse la sua prima Coppa del Mondo a 17 anni.
Dopo il torneo, la giovane promessa carioca venne ingaggiata dal PSV Eindhoven, club dove avrebbe lasciato subito il segno: 66 centri in 71 partite, titolo di capocannoniere e Coppa d’Olanda vinti nell’anno d’esordio, il 1995.
La sua sola presenza in campo bastava a gettare nel panico le difese avversarie. In quell’epoca, Ronaldo divenne titolare in Nazionale, a partire dalla Coppa Umbro del 1995. La stagione successiva si trasferì al Barcellona, club per il quale avrebbe segnato 48 gol in 51 partite. In maglia azulgrana passò dieci mesi indimenticabili, coronati da 34 reti in 37 presenze nella Liga. E fu
proprio in Spagna che Ronaldo brevettò l’esultanza che lo ha reso famoso nel mondo, le braccia tese a imitare il volo di un aereo.
Con la squadra catalana vinse la Supercoppa di Spagna, le Coppa del Re e la Coppa delle Coppe. Le sue progressioni in velocità e i suoi dribbling ubriacanti incantarono non solo gli spagnoli, ma anche gli italiani. Nel 1997, l’Inter lo comprò a peso d’oro. Per il suo esordio in maglia nerazzurra, San Siro venne preso d’assalto da 60 mila spettatori, ansiosi di vederlo all’opera in un’amichevole contro gli inglesi del Manchester United.
Nonostante le marcature asfissianti, tipiche del calcio italiano, Ronaldo si laureò capocannoniere del Campionato. I suoi gol gli valsero il soprannome di “Fenomeno”. Con l’Inter vinse la Coppa Uefa nel 1998 e trafisse i portieri avversari per 49 volte (in 68 partite). Stabilì inoltre un record: quello della media gol più alta nella storia del Campionato Italiano nella stagione 97-98.
Ma in Italia Ronaldo visse anche i momenti più duri della sua carriera. Due gravi infortuni al ginocchio destro, nel 1999 e nel 2000, lo tennero fermo per quasi due anni. L’attaccante dovette sottoporsi a due operazioni e a una dolorosissima e lunga riabilitazione.
Dato per finito, il Fenomeno tornò più forte di prima. Fu protagonista di una favola che nel 2002 emozionò il mondo intero. Ai Mondiali di Corea e Giappone fu il miglior giocatore della sua Nazionale e vinse a mani basse la classifica dei cannonieri. Dal dramma della finale del 1998 alla gloria del 2002, Ronaldo visse i quattro anni più eroici nella storia delle Coppe del Mondo.
Ingaggiato dal Real Madrid, Ronaldo conquistò, tra gli altri titoli, il
Mondiale per Club nel 2002. Secondo realizzatore nela storia della Seleçao, il goleador ha avuto la possibilità di vincere il suo terzo Mondiale, prodezza riuscita a Pelé. Non ci è riuscito, ma segnando tre gol nella Coppa del Mondo in Germania, ha superato Gerd Muller, diventando l’attaccante che ha segnato più di tutti ai Mondiali.
Nel 2007, Ronaldo è tornato in Italia, sempre a Milano, ma sponda Milan, per ripetere le prodezze che spinsero la stampa italiana a incoronarlo “Fenomeno”. Oltre a essere un fuoriclasse dal talento indiscutibile, Ronaldo presta il suo volto e la sua immagine a campagne per la pace nel mondo, rivestendo il ruolo di Ambasciatore dell’Onu. Ha visitato paesi sconvolti dalla guerra, dove è stato capace, con la sua sola presenza, di avvicinare correnti ed etnie nemiche, come avvenne in Kossovo nel 2000. Nel 2005, un’altra azione pacifista lo portò in Israele e Palestina, dove ha auspicato l’unione di due popoli divisi da conflitti che durano da decadi.